Picasso, "la Seduzione del Classico"

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La rassegna, curata da Maria Lluïsa Borràs, Massimo Bignardi e Luigi Fiorletta, presenta centotrenta opere tra dipinti, disegni, arazzi, incisioni, linogravure, sculture e ceramiche, che tracciano, all’interno della grande esperienza dell’artista spagnolo, una linea di attenzione alla figura e, per essa, alla cultura classica. L’importanza del progetto è testimoniata dal fatto che, dopo la tappa comasca, l’esposizione si trasferirà, in agosto, a Valencia e, in settembre, a Malaga, città natale di Picasso e sede della Fundación Pablo Ruiz Picasso, Museo-Casa Natal.

Il percorso espositivo trae sollecitazione da quanto l’artista stesso scrive, “Una volta Braque mi disse: ‘In fondo tu hai sempre amato la bellezza classica’. È vero. Anche oggi per me è così. Non si inventa una bellezza ogni anno”, e dà conto delle influenze che l’antichità classica, in tempi diversi, produsse sull’intera carriera dell’artista spagnolo, attraverso una selezione di opere provenienti da prestigiose istituzioni pubbliche europee.

La prima sezione – “L’incontro con la figura: gli anni di formazione 1895-1903” -, unicamente strutturata da dipinti e disegni, è dedicata ai “luoghi” del Mediterraneo, intesi come luoghi-immagine della pittura che l’artista porta con sé, e si apre con le opere giovanili eseguite a Malaga e a Barcellona. È un momento di scoperta delle possibilità creative dello sguardo che si traduce nell’attenzione al paesaggio, allo spazio, alle diverse tipologie umane, segnalata, soprattutto, dai dipinti eseguiti a Barcellona tra il 1895 e il 1903, anno nel quale realizza il celebre dipinto “La vita”, da inscrivere nel “Periodo Blu”, del quale si propone uno studio poco noto proveniente dal Museo Picasso di Barcellona. Il percorso continua con le opere che segnano il concretizzarsi dell’esperienza cubista: vengono presentati i paesaggi eseguiti ad Horta de Ebro (nella provincia di Tarragona in Spagna) nell’estate del 1909, dove si conferma quel processo di squadrare i blocchi compositivi, rilevando pienamente l’applicazione del “metodo” di analisi e di costruzione cubista.

Tra le opere esposte, si segnalano alcuni studi sul “modello” dal vivo, eseguiti nel periodo di presenza nell’antica Scuola di Belle Arti della Lonja, come Torso di adolescente, del 1897, o i ritratti, come quello del padre avvolto in una coperta, del 1895, proveniente dal Museo de Belles Artes di Malaga, della Tía Pepa, del 1895, di Manuele Pallarés, del 1895-1896, di Francisco Bohigas e di Francisco Palma, attribuibili al 1900, anch’essi del museo di Malaga, di Casagemas nudo, del 1902, o ancora gli interni, dall’Atelier della modista, alla Scena di bordello, del 1900, della collezione Montserrat-Costa, nonché il gesso preparatorio della scultura Donna seduta, del 1902. È una linea che si chiude con la Veduta delle terrazze e della chiesa di Santa Maria del Pi a Barcellona, del 1902, donato a Jaime Sabartés, suo fedele segretario, eseguita prima del suo definitivo trasferimento a Parigi.

Il secondo segmento espositivo, “Figure della mitologia”, pone l’attenzione al rapporto con l’iconografia della mitologia classica e, soprattutto, con i miti del Mediterraneo. Rapporto confermato dalle incisioni realizzate tra il 1930 e il 1937, in particolare dalla cosiddetta “Suite Vollard”, della quale vengono presentate opere provenienti dalla collezione della Bancaja di Valencia, riconducibili a temi come “le suggestioni da Ovidio”, “il banchetto” o “il riposo dello scultore” e “richiami ad Ingres”, che evidenziano la necessità dell’artista di dare alla linea plastica, propria della sua scultura di quegli anni, un valore pittorico.

È un repertorio di immagini che dialogano con reperti archeologici di cultura greca: vasi, crateri, provenienti da istituzioni museali campane, quali la Lastra dipinta con scena di pugilato, del 340-330 a.C., e una rarissima kylix a figure rosse, attribuita al celebre pittore paestano Python (intorno al 350 a.C.), provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Paestum. Con essi un’Anfora di tipo panatenatico da Cuma, del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e la Statuetta in bronzo di Ercole combattente, del Museo Civico di San Severo.

Nella parte centrale si colloca la sezione “Figure dell’inconscio: il toro, il Minotauro” dedicata alla “tauromachia”. Qui vengono accolte le opere eseguite dai primi anni Trenta al 1960: sono dipinti, disegni, ceramiche, nonché incisioni, in particolare quelle realizzate, nel 1957, quali illustrazioni al manuale classico di José Delgado detto Pepe Illo, La Tauromaquia, o arte de torear, pubblicato da Editorial Gustavo Gili a Barcellona, nel 1959. In questo àmbito viene presentato il grande sipario (13 x 8 metri) La deposizione del Minotauro in costume da Arlecchino, eccezionalmente prestato dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “Les Abattoirs” di Toulouse, la cui visione è consentita al pubblico solo sei mesi all’anno. Questo capolavoro venne realizzato dal maestro spagnolo nel 1936 per l’opera teatrale Quatorze-juillet di Romain Rolland, rappresentata al Théatre du Peuple il 14 luglio di quello stesso anno, e la cui immagine è pervasa da una grande tensione etica che trova pieno riscontro nella ricerca stilistica e iconografica che “coniuga - rileva Alain Mousseigne, direttore del museo di Toulouse - l’espressività “plastica del “periodo blu”, la chiarezza e la luminosità grafica del disegno classicheggiante dopo il 1917 e la surréalité del tema”.

“Nuove figure, nuove forme del Mediterraneo” analizza il periodo degli anni Quaranta che la critica definì di “ritorno al Mediterraneo” di Picasso. Se la linea diviene costruzione di una forma classica, riletta alla luce di un personale attraversamento del corpo della “pittura”, la ceramica assume il valore di forma-superficie della pittura stessa, riconsiderando in essa anche la decorazione. Sono opere provenienti dal Museo Picasso di Antibes, dal Museo Picasso di Barcellona, dalla Pinacoteca di Brera. Un tracciato di immagini costruito da celebri opere come Ulisse e le sirene, del 1947, del Musée Picasso di Antibes costruite dalla semplicità di un colore sospeso fra la pittura e la scultura, che trovano piena corrispondenza nei segni e nelle forme della ceramica.

Il catalogo è pubblicato da Silvana Editoriale.

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