Joan Miró, "Alchimista del Segno"

Villa Olmo, Como

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Rosa Maria Malet, Direttrice Fundació Joan Miró, Barcellona

La Fondazione Joan Miró è molto lieta che l’esposizione Joan Miró alchimista del segno, che dà un’immagine multiforme e completa della personalità di Joan Miró, possa essere presentata a Como. Desideriamo sottolineare l’interesse dimostrato al riguardo, fin dal primo momento, dalla Città di Como. Esprimiamo, altresì, sentimenti di riconoscenza al professor Luigi Fiorletta, la cui valida gestione è stata essenziale per la realizzazione della mostra, ed al Museo della Ceramica di Barcellona per la preziosa collaborazione. Particolare gratitudine manifestiamo alla famiglia Mirò, che ha sempre dato sostegno al progettoJoan Miró dopo Altamira.

Joan Punyet Miró, nipote dell'artista e critico d'arte

La pittura esposta a Como è radicale. È una fuga in avanti, combinando la libertà attivata dallo stimolo esterno, lo shock, l’impulso del braccio, tenendo fermo il pennello pieno di olio o di acrilico, per provocare esplosioni di pittura sulla bellezza della tela vergine. L’artista lavorava, durante gli ultimi anni, nei suoi studi di Palma di Maiorca, soprattutto con pittura acrilica, approfittando della rapidità con la quale essa asciuga. Miró lavorava spinto da un impulso irrefrenabile, in una maniera pressoché violenta, assalendo le tele con forza, con grande intensità, quasi senza alcuna preparazione: agiva come un trapezista senza la rete. Affidava la sorte al caso. Voleva che l’imprevisto, l’accidentale, la macchia, lo spruzzo, il taglio, la frattura, entrassero in gioco per portare il suo grado d’irrazionalità alla purezza del gesto diabolico.

Joan Miró, l’arte alla portata di tutti

Maria Lluïsa Borràs, critica d'arte

Miró alchimista del segno offre un ventaglio molto ampio e rilevante dell’opera di Miró degli anni Sessanta e Settanta, ovvero di un’epoca di cui lo stesso Miró descrive anticipatamente le caratteristiche particolari in una delle rare dichiarazioni sulla sua propria opera e sulla sua propria persona. In essa si paragonava a un ortolano, un contadino catalano, e assicurava che in un dipinto si deve poter scoprire qualcosa di nuovo ogni volta che lo si osserva. E aggiungeva che a volte si può contemplare un quadro per un’intera settimana e poi non pensarci più, ma che altre volte, non appena visto, esso rimane impresso nella mente e si ricorda per tutta la vita.

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