Aspetti del Contemporaneo

Roberto Almagno, Ciriaco Campus, Ignazio Gadaleta

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Nell'evocativo spazio della Chiesa degli Scolopi e nello storico Palazzo Conti Gentili, si confrontano tre dei più interessanti artisti di oggi: Roberto Almagno, Ciriaco Campus e Ignazio Gadaleta. Tre artisti diversi per formazione e linguaggi espressivi, che ben rappresentano la molteplicità che caratterizza l'attuale sperimentazione artistica. 

Luigi Fiorletta

TRE ARTISTI DEL "NUOVO" tra essere e apparire.

La presente edizione della Biennale di Alatri, intende fare il punto sulla condizione attuale dell'arte che alla fine di un secolo di ricerca e avanguardie più volte rilette, tenta disperatamente di trovare una via di rinnovamento. La complessità che caratterizza il nostro momento storico nel conflitto in transito tra natura e tecnologia, nella logica massificante dell'omologazione dei linguaggi è ad un punto limite oltre il quale non è possibile proseguire.

Cadute le ideologie, esautorato il mito del mercato, all'artista non resta che riprendere le redini del proprio lavoro, con una riflessione sull'esistente che non sia poi produzione di oggetti finalizzati a se stessi, nella vuotaggine di un'estetica come sigla, ma che prospetti un progetto di azione e contestazione se ancora possibile, ma certo necessario, nei confronti del societario ed anche del politico. L'artista deve riprendere il suo ruolo di mediatore di lettura e costruzione del reale e comunicarlo consistentemente al vasto pubblico, al fine contributivo di una coscienza etica dell'esistere. L'arte può avere solo valore di strumento comunicativo al di sopra dell'oggetto rappresentativo per una significante trasmissione di valori.

Certo non e facile indicare i modi operativi e il come distaccarsi dal quotidiano banalmente medializzato, ove tutto ha valore paritario, e forse, per essere ancora incidenti, bisogna usare gli stessi strumenti della comunicazione di massa, smascherandone invece il messaggio ambiguo che tutto riduce a edonismo e spettacolo. In accordo con Crispolti la sezione "Tendenze del Contemporaneo" della passata edizione si prospetta oggi come "Aspetti del Contemporaneo", presentando tre artisti, Almagno, Campus e Gadaleta, operanti sulla linea del discrimine sunnecessitato, che con serietà e d'impegno nel fare applicativo e nella diuturna attenzione al problema, proseguono sullo statuto del valore qualitativo, nella ricerca possibile del nuovo sia di poetica che di comportamento. Tre artisti della generazione del '50 che hanno inteso digerire la lezione delle seconde avanguardie ed il vuoto omologante degli anni Ottanta.

Roberto Almagno giunge alla prima personale nel '92 dopo attenti studi accademici prove individuali e sentite riflessioni. La sua è scultura della leggerezza, fortemente significante nello specifico plastico attuale. Segni curvi in legno nero modellato a fuoco danzano nello spazio in momenti di sospensione tra statica e dinamica. Il senso dell'equilibrio è pregnante, calcolato nel peso specifico dei materiali e dei corpi componenti il segno-scultura. Il nero scrive come inchiostro ideogrammi sul vuoto dello spazio. Nei rimandi tra le sculture, si disegna un tuttuno organico dal sapore dialettico, nella sospensione incantata dell'attimo esistente. La scultura supera infine ogni materialità e si manifesta come pensiero e illuminazione.

Ciriaco Campus fa un discorso puntualmente critico nella freddezza acquisita dal linguaggio mediale. Partito da una scultura di forte impatto emotivo e di significato, attraverso materiali aspri nella grezza naturalità del reperto trovato o costruito, organizza negli anni Novanta, unità ambientali ed azioni "pertubanti". Campus parla all'intimo primordiale dell'uomo, costruendo un linguaggio antropologico, naturalmente immediato, dando valore al segno prima che diventi parola, scuotendo l'impertubabilità persistente della società contemporanea per ritrovare l'etica perduta. Per Campus l'individuo deve liberarsi dalla trappola della comunicazione edonistica imposta da chi detiene il potere attraverso i media e rientrare coscientemente nell'analisi critica del reale. Le sue non sono opere facili, quanto dirette dichiarazioni politiche, gelide aggressioni etico-estetiche che mettono a repentaglio le illusorie certezze dell'universo medializzato.

Ignazio Gadaleta opera con la pittura come virtualità. Il quadro è ormai superato nel suo limite di finestra riquadrante. La pittura costruita per gradi e orientate direzionalità non è azione verso l'interno, ma proiezione irradiante verso l'esterno. È sopravvirtuale nelle ambigue possibilità di continui superamenti. Travalica la staticità dell'oggetto concluso e si muove ad articolare la parete che l'accoglie. È fissa nella struttura di supporto ma si dinamizza nelle minime modificazioni della superficie e dei gradienti percettivi. Si realizza come positivo e negativo per campi cromatici contrapposti o similari. Rivela nei bordi lingue sfuggenti di rossa geometria. All'interno del campo appaiono e scompaiono forme, diventano e trasmettono luce. Gadaleta va oltre la pittura pur rimanendo in essa. Propone un messaggio di metodo e comportamento.

Tre artisti, Almagno, Campus, Gadaleta, che proseguono per diversi aspetti sul piano consapevole delle contraddizioni e delle ambiguità del reale contemporaneo, per discernere a vero e falso, tra artificio e natura, tra essere e apparire, con ragione e passione, nella dialettica dello spazio dell'arte e dell'esistente umano.

Alatri, settembre 1998

 

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